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ESTIKAZZI

Chiusa una porta, murala

Una domenica qualunque 

Il tempo si è fermato all’ultimo sguardo , all’ultimo tocco della tua mano sulla mia, alla luna piena che si rispecchiava su quel fiume così vicino da poterlo toccare e così lento  da sentirlo scorrere. All’ultima telefonata . All’ultima foto , quella in cui non c’ero io.

Farò tutto quello che devo , prima di spegnere la luce e ringraziarti per ogni secondo trascorso insieme,  per ogni sorriso, ogni pensiero condiviso ed ogni  chilometro percorso per compiere la cosa che più di ogni altra ti si addice : dignitas.

 

Inviato da iMary

 

Il plurilaureato 2

Stasera tornando a casa ho provato un meraviglioso senso di leggerezza . Chiuso gli occhi e respirato l’aria fresca della sera. Benessere

Le sue telefonate , dapprima opprimenti e sfiancanti come un interrogatorio alla macchina della verità , si sono trasformate magicamente in leggere farfalle svolazzanti nel mio stomaco. Sensazione splendida che come al solito ho subito stroncato pensando di non meritarmela

Ora desidero vederlo, spegnere il cervello e grattare quel dannato muro che mi separa dalla beatitudine . Desidero lasciarmi andare, senza pensare continuamente che si , sarà un errore. Fregacazzo.

Sentirgli raccontare delle stupide barzellette è il sale della vita e ridere alle sue stupide barzellette è facile come dire ” e così sia ”
Inviato da iMary

IL PLURIUREATO

Non mi importa che ora mi chiami, che cerchi di scavarmi dentro come un tarlo alla ricerca di quella me stessa che non voglio mostrarti. Non sarai ne’ il primo e certamente neanche l’ultimo.

Alzo ogni muro possibile, lasciandomi appena un buchino tanto per sbirciarti, per vedere se dall’altra parte ci sei ancora oppure, come immagino, ti sei voltato e hai smesso di parlarmi, di bussare, di utilizzare ogni centimetro cubo della tua immensa materia cerebrale per capire se ci sono o se ci faccio.

Nel frattempo però mi spaventi.

Amati

Ad un certo punto devi mollare

Mollare la caparbietà di un rapporto totalmente ingestibile

Mollare l’ostinazione persecutoria delle persone cattive senza scenderci a compromessi

Mollare l’esuberanza che mettevi in ogni progetto che ormai c’hai un’età , ed urlare a squarciagola , “ok, avete vinto voi”

Che mollare  alla fine  non significa arrendersi , ma prendere atto che la vita non è fatta di battaglie ma di giorni felici di cui non conosco neanche lontanamente l’esistenza.
Quindi  ” don’t worry, be happy”

Disease

Perché la tristezza viene e basta e adesso vorrei chiudere gli occhi e farmi abbracciare 

Perché la stanchezza che provo sta diventando un peso insostenibile 

Perché assorbire come una spugna le parole di ciascuno logora da morire 

Perché i silenzi bastano a descrivere ogni sentimento 

Perche nessuno desidera la mia compagnia , soprattutto io

Perché fare la madre ,la moglie infedele , l’amica che ascolta,l imprenditrice tuttofare  e la casalinga impenitente e basta m’avete rotto le palle 

CONVIVENZE

Gli avevo scritto “amore mio”. Stupidamente presa da un’insana momentanea passione. E questa cosa accadeva circa un mese fa o giù di li. Da allora di noi più nulla. O quasi. Qualche messaggio scontato, telefonate mancate, appuntamenti disattesi  volutamente o no. Di base, il mio desiderio di mollare questa indefinibile cosa, spezzare quel filo sottilissimo che in uno strano modo, ci lega ancora.

Non si può scrivere “amore mio” ad una persona con la quale si condividono a stento un paio d’ore in un’intera settimana. Non si può, è da idioti, da disperati, o da me. Da quelli che aspettano una qualsiasi dimostrazione d’affetto da chi ha capito che dietro questa qui, ci sono io.

Poi, il messaggio-bomba: proviamo a vivere insieme per una settimana?

La cazzata del secolo o la consapevolezza che di quel filo ormai non è rimasto che un misero brandello al quale vuole aggrapparsi a forza. Io no.

 

 

 

Lettera ad un amico 

Ciao Andy, stanotte ti ho sognato. Ed è la prima volta che mi succede dopo più di due anni di alienazione.

Eravamo insieme in una stanza , tu sdraiato sul divano ed io un po’ più in là su una specie di pouf, abbastanza grande da permettermi di stare a pancia in giù e darti le spalle , le gambe piegate ed il braccio destro allungato , quasi a toccare la tua mano . Quasi perché mancavano pochi centimetri affinché potessimo solo sfiorarci . Non ti guardavo perché ero di spalle ed entrambi osservavamo un trasloco, un camion che caricava delle robe.

Non ho capito  il senso del sogno, forse rappresenta il mio stato d’animo, i problemi sul lavoro , il bisogno di parlarti , raccontarti di me, quella che ero , che sono diventata . Che il tempo e le situazioni cambiano, che la sicurezza che avevo inizia a vacillare, che i progetti che ho fatto non erano altro che sogni e che i sogni possono anche sgretolarsi senza che possa farci niente. Quindi ho fallito . E il fallimento fa male, genera tutta una miriade di pensieri che mi si ritorcono contro come un boomerang.

E allora eccomi qui alle 6.30 del mattino a scrivere ad un amico che probabilmente non leggerà mai neanche una riga di questa roba, che non vedo e non sento da più di due anni ma che mi salvo’ la vita oltre dieci anni fa , credendo in me più di quanto abbia mai fatto io con me stessa. E per questo lo ringrazio . Un amico è  per sempre (nei sogni)

Quandosifalaguerra

Ci ho fatto l’abitudine. Alle fregature, ai tradimenti. E alla mia inesauribile coglioneria. E non sto parlando di amore, di uomini, donne o amicizie . Parlo di me stessa. Di quella persona che, almeno negli affari, credeva di essere una sveglia. Perchè lavoro tanto, osservo, leggo tra le righe, sento quando c’è qualcosa che non va. Istinto.

Stavolta mi sono fidata.  O meglio, ho voluto fidarmi della persona che avrebbe dovuto curare i miei interessi, non i suoi. E invece eccomi qua. Il nemico è entrato dalla porta principale perchè quella maledetta porta gliel’ho spalancata io, mostrandogli tutto, scegliendolo in mezzo a tanti. Proprio lui, il più esperto, quello che nuota in questo mare da sempre. Da molto più tempo di me. Appunto. Uno squalo che sbrana un pesce rosso.Tanto per placare la mia rabbia repressa, me la sono presa con il suo suv da ottantamila euro, che per lui saranno pure spicci (parafrasando una parola che a quella merda piace tanto)

Ed ora non mi resta che vendere cara la pelle. E quella di un pesce rosso è indigesta.

 

 

Quandoascoltoicoldplay

Le emozioni vanno condivise . Nel bene e nel male. Dopo avergli vomitato addosso di tutto e dopo del buon sesso liberatorio , ieri sera ho finalmente  vuotato il sacco,  scrivendogli semplicemente ” amore mio “. (Parola pesante che giuro non avrei mai  più il coraggio di ripetere)

Sarà stato il momento del coglione o una forma ancestrale di sincerità sepolta chissà dove  , non so , ma sentivo di volerlo fare . E l’ho fatto

Pentita ? Affatto. Non bisognerebbe mai tenersi dentro le emozioni, hanno un’energia esplosiva ed io stavo implodendo come uno stupido petardo scaduto dal capodanno di due anni fa.  Quello in cui non ero nella lista degli invitati ma in quella degli indesiderati.

Sono ormai trascorsi due anni ma sembrano venti. Nessun rimpianto, nessuna amarezza.

Capita  ormai di rado di posare i  miei pensieri su di lui, su di noi, la nostra granitica amicizia che forse cosi granitica poi non era. O forse sì, chi può dirlo? La nostra coscienza forse .

La mia non ne ha avuto mai il minimo dubbio .

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