Dovrei attendere un cenno, una parola, un segno, qualcosa insomma.

Invece nulla. Non aspetto perché non servirebbe.

Non serve aspettare, non serve scrivere, non serve parlare. E allora faccio finta che tu non sia mai esistito, che i tuoi occhi li avessi solo immaginati, che il tuo sorriso fosse quello di chissa chi, un tizio capitato da me per caso un giorno, tanto tempo fa.

Ecco, cosi va meglio. E’ cosi che dev’essere.

Resta pure li,confinato in quell’angolo sperduto della memoria.

Fa che io possa chiudere gli occhi e renderti reale ogni volta che voglio.
Sul mio cuscino un attimo prima di addormentarmi.