Manca ancora un mese al Natale ma quest’anno chissà perché ho proprio voglia di coccolare tutti, i miei figli, la mia casa e  preparare un alberone enorme che possa accogliere tutte le stelle glitterate che mi regalò la  mia mamma tanto tempo fa.

Sarà il tempo che non smette di piovere, sarà la malinconia che accompagna questi giorni, sarà che Ugo è ormai quasi relegato in un angolo della memoria, sarà che il manager è davvero di una dolcezza disarmante, sarà che mi manca Lui e la sua tristezza di bambino ferito. Già.

Rispetto la sua volontà, quella di non cercarlo, di non inviargli neanche una mail. E cosi sia.

Rispetto anche la volontà di Ugo, quella di restare a debita distanza. E cosi sia.

Mentre il tempo passa, la passione diventa lentamente oblio, il  sorriso, un ghigno. Del suo volto, solo tratti sfocati

Ma è cosi che deve essere.

E così che spero sarà. Un giorno.

Perché ora, adesso, alle sei del mattino di una domenica maledettamente piovosa, non vorrei altri  che lui qui con me, sopra sotto e in mezzo, ad occupare ogni centimetro di epidermide. E di cuore.

Quello che è rimasto. Il resto lo ha già divorato.

Ma lo amo. Amo la sua corazza di amianto, costruita  in casa ogni giorno in  venti lunghi anni di solitudine, amo i suoi pugni chiusi, pronti a colpire chiunque gli si avvicini.

Amo la sua paura di abbracciare, di voler bene, di non riuscire a vivere a lungo quanto vorrebbe

Ma manca ancora un mese al Natale. Ho tutto il tempo per odiarlo