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ESTIKAZZI

Chiusa una porta, murala

Mese

dicembre 2013

Ogni giorno in questi due mesi mi sono domandata con chi fosse, cosa stesse facendo, se in un solo secondo fatto di migliaia di secondi in un’intera giornata, avesse mai pensato a me.

Che presunzione.

Ma ora si volta pagina, c’è il manager, cosa volere di più. 

Lui è un informatico, un uomo che al posto del cuore ha un microcheap e nella testa una ram di qualche milione di gigabyte.

(non ci capisco un cazzo di computer quindi non so neanche se il concetto sia arrivato forte e chiaro)

Lui è dolce  e gentile, un pò folle, strasicuro di se. Nelle sue parole solo concetti saldi e concreti, granitici come roccia. Pranzi, cene, fiori ed ogni occasione per stare con me anche solo cinque minuti. Cosa desiderare di più

Lui sa perfettamente cosa vuole,con chi, come e quando nel tentativo di creare il rapporto perfetto, fatto di premesse convenienti per entrambi, studiate a  tavolino prima, dentro un letto poi. Non proprio il massimo del romanticismo, ma tant’è

E che poi sia un letto di una camera d’albergo, poco male, ma che mi si riaccompagni gentilmente a casa poco dopo aver consumato, con la promessa di uscire di nuovo dopo un paio d’ore, mi è sembrato davvero troppo. Lìho mandato a fanculo

Sarebbe bastato che mi avesse chiesto scusa, che mi avesse detto la verità, che magari si stava cagando addosso ed aveva bisogno  di correre a casa, che era esausto di stare li con me, in quella stanza troppo calda, qualsiasi cosa insomma, tranne essere trattata come una troia da quattro soldi.
Stavolta forse me la sono proprio cercata

 

 

 

 

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Spotify ed Einaudi alle sei del mattino. Sarà un post superpalloso

Non è un post scritto alle sei del mattino del  venticinque  di dicembre, giorno di Natale.

E’ un post sull’amicizia, quella vera, che passa il  tempo e non scalfisce. non intacca, non sfiora neanche un briciolo di quello che eravamo, che siamo e che spero saremo sempre: unici

Ieri dopo mesi di silenzio, la Sua telefonata, mentre ero in cucina con una mano nella pastella  presa dalla Ravaioli su Gambero Rosso Channel ed una a spaccare l’astice per le famose linguine della Zia Ciccio

E’ stato inaspettato e sorprendente. Proprio  quel giorno, proprio in quel preciso momento.

Poche parole, ma anche quattro sillabe, non avrebbero fatto alcuna differenza. Mi è bastato sentirlo sorridere

Poi ha scritto “sei felice?” . Gli ho risposto che si, lo ero ora, con la mia cuccia finalmente finita, tinteggiata, arredata quasi completamente.

Ma non gli ho parlato del  mio mitico stereo vintage, sistemato esattamente dove lo avevo sempre immaginato e dei poster trafugati e sostituiti con altri nel cuore della notte nel corridoio di un albergo di  Milano, solo perchè c’era scritto il suo nome: “Andy”

Aspetto di mostrargli tutto io, un giorno per abbracciarlo e ringraziarlo per avermi salvato la vita.

Allora si, sarà Natale,

 

La tempura della Ravaioli comunque è davvero mitica

 

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