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ESTIKAZZI

Chiusa una porta, murala

Mese

novembre 2014

calore

Credo possa chiamarsi poesia

ANDREA GRUCCIA

Non sono i soldi, sono i tuoi capelli
rimasti sul cuscino,
il tuo disordine naturale
che scalda come termosifoni.
Sei tu che metti le mani in quel modo,
che sembra che sappiano qualcosa di me.
Non sono queste piastrelle nuove,
sono i nostri spazzolini vicini
la tua voce che risuona,
e m’accende un riparo.
Un sassofono suona quando dormi,
rondini se m’appoggio alla tua pelle
un sugo per due,
il rumore della doccia
nell’acqua che ti scroscia sui piedi
sembra che pulisca anche me.
Ma dobbiamo andare, uscire,
il tempo metterà all’asta i nostri ricordi.

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Good bye

La tua bottiglia di prosecco e’ rimasta nel mio frigorifero, a ricordarmi che c’eri, ci sei stato, li ed in molti altri posti. Dentro e fuori di me. Sempre
Ho cercato di mostrarti quella porta , spalancandola a volte con le mie stesse parole , a volte con quelle mani così vuote, piene solo di te .
Ma un’amica non può’ staccarsi la sua etichetta e far finta che non le sia mai stata appiccicata addosso per un numero imprecisato di anni.
Impossibile
L’amica aiuta , trova soluzioni o almeno ci prova. E laddove non riesce , cerca altrove .
Cerca una persona perfetta, una donna speciale, che abbia le caratteristiche per spalancare porte, usando chiavi giuste, amici giusti e ben introdotti in quel tessuto sociale che meriti . Per risorgere.
Ed io te l’ho offerta su un piatto d’argento .
Il momento e’ arrivato .
Ricordando com’eri fino a qualche anno fa, prima che dentro di te si abbattesse l’uragano: l’uomo giusto al momento giusto , sempre.
Praticamente perfetti insieme

La tua luce non si è mai spenta
Devi solo trovare l’interruttore

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