Credo possa chiamarsi poesia

ANDREA GRUCCIA

Non sono i soldi, sono i tuoi capelli
rimasti sul cuscino,
il tuo disordine naturale
che scalda come termosifoni.
Sei tu che metti le mani in quel modo,
che sembra che sappiano qualcosa di me.
Non sono queste piastrelle nuove,
sono i nostri spazzolini vicini
la tua voce che risuona,
e m’accende un riparo.
Un sassofono suona quando dormi,
rondini se m’appoggio alla tua pelle
un sugo per due,
il rumore della doccia
nell’acqua che ti scroscia sui piedi
sembra che pulisca anche me.
Ma dobbiamo andare, uscire,
il tempo metterà all’asta i nostri ricordi.

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