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ESTIKAZZI

Chiusa una porta, murala

Mese

aprile 2016

Hold on 

Non penso a niente . Ho seguito il consiglio del mio amico Andrea , bere fino a non sentire più le labbra. Almeno credo che lo abbia fatto. Ormai  lo sento solo nella mia testa, che mi parla, mi sussurra , lo faccio per non dimenticare il suono della sua voce. Come ogni tanto faccio con quella di mia madre.  

Faccio fatica a lasciare andare le persone che in qualche modo, volente o no , sono entrate nella mia vita . Non riesco a farle uscire. 

Succede solo con i più fortunati , i prescelti ad entrare nella mia cerchia ristrettissima di fantasmi. Alla fine scappano tutti, trattenerli e’ impossibile , perché io lo sono. Impossibile . Ingestibile. Insopportabile . 

Ma io li terrei tutti stretti vicino a me , sorridenti e felici , privilegiati solo per avermi . Vicino, accanto , anche lontano ma trattenermi così come io trattengo loro . Nella mia testa e tra le mie braccia . 

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Life is life 

Oggi sono andata in ufficio senza calze, con un vestitino leggero e stivali  ( di Prada perché se vuoi fare la Troia la devi fare con classe) pronta per lui.

Avrei  solo dovuto sfilare il mio minuscolo perizoma et voila’. Scrivania, sedie , muri ,E invece niente , quando si ammala (accade troppo spesso ultimamente) non ce n’è .  

Perché sto raccontando così minuziosamente questa storiellina che a qualcuno sembrerà squallida ? Per ricordare prima a me stessa e poi agli altri che e’ tutto in un attimo.

Ricordi  , sorrisi, sguardi, voglie, scopate appassionate , ferme li, come polaroid nella memoria (che è meglio di qualsiasi assurdo selfie da telefonino) 

La malattia spezza in due ma non  vince e un attimo può valere una vita . 

Ma quando sei felice , facci caso (questa l’ho letta da quslche parte )

  

Parenti serpenti

Ognuno di noi ha una storia , una ragione per cui vivere e combattere, a parte la mera sopravvivenza .

La morte mi ha insegnato la vita  e mi vergogno quasi ad ammettere che la mia e’ iniziata quando quella dei miei genitori e’ finita.

Fino ad allora ero stata quella che loro si aspettavano che fossi , una santa figlia perfetta. Dopo, solo me stessa .

Da principio fu solo una dimostrazione di forza, come se , da qualche parte in un qualsiasi universo parallelo , mia madre mi stesse osservando e giudicando. Volevo  solo fosse fiera di  me, riscattare quella patina di perenne sfigata incapace, che negli anni si era calcificata, fino a diventare granitica.

Ora sono quasi come immagino di voler essere, una donna completa, consapevole, piena di quelle paure che mi rendono straordinariamente umana

Manca solo una cosa : l’approvazione dei miei genitori

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