Non mi importa che ora mi chiami, che cerchi di scavarmi dentro come un tarlo alla ricerca di quella me stessa che non voglio mostrarti. Non sarai ne’ il primo e certamente neanche l’ultimo.

Alzo ogni muro possibile, lasciandomi appena un buchino tanto per sbirciarti, per vedere se dall’altra parte ci sei ancora oppure, come immagino, ti sei voltato e hai smesso di parlarmi, di bussare, di utilizzare ogni centimetro cubo della tua immensa materia cerebrale per capire se ci sono o se ci faccio.

Nel frattempo però mi spaventi.

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